Parents' Circle*: chi siamo

 

Siamo un gruppo di genitori in lutto che desidera impegnarsi per portare la pace fra israeliani e palestinesi. Noi, che abbiamo perso i nostri figli nella guerra fra i due popoli, sosteniamo la pace. Noi, madri e padri, vogliamo arrivare a un accordo fra i due popoli, e desideriamo rafforzare i dirigenti di ambo le parti durante i negoziati.

 

I fondatori dell'Associazione "Parents' Circle" che hanno deciso di convertire il loro lutto in promozione della pace sono: Avraham e Manuela Dviri, Margalit Gordon, Roni Hirshenson, Odded Maroz, Reuven Nir, Zvika Shahak, Yehoshua Zamir. Il direttore: Yitzhak Frankenthal.

All'Associazione hanno finora aderito centocinquanta genitori israeliani e centoventi genitori palestinesi, oltre a un ristretto gruppo di drusi. I suoi membri non dispongono di un vero e proprio budget né propongono alle opinioni pubbliche del Medio Oriente finalità politiche particolari, fatta eccezione per lo specifico obiettivo di attuare e promuovere la riconciliazione.

 

Nulla al mondo riuscirà a restituirmi il figliolo, ma è  importante che ci incontriamo poiché dobbiamo trovare insieme, palestinesi e israeliani, una strada che porti alla pace. (Mohammed Najiv, abitante nella striscia di Gaza, il cui figlio Ashraf morì nel 1996 in uno scontro a fuoco con soldati israeliani).

 

Allorché mori David, mio figlio Elad fu colto dalla disperazione. Nel messaggio che ci ha lasciato prima di suicidarsi, affermava di non voler più vivere in un paese i cui figli appaiono destinati a una morte senza scopo. (Roni Hirshenson, padre di Amir che fu ferito a morte da un attentatore suicida e anche di Elad, il migliore amico di David che fu ucciso mentre presidiava un avamposto ebraico nella striscia di Gaza).

 

La finalità del Parents' Circle è promuovere la riconciliazione tra società israeliana e società palestinese. È un obiettivo che l'associazione persegue con iniziative concrete, tra cui gli incontri nelle scuole. Negli ultimi due anni il Parents' Circle ha organizzato più di 650 incontri che hanno coinvolto 19.500 studenti israeliani e palestinesi; nel 2004 erano previsti altri 800 incontri con 24.000 studenti, quindi una parte consistente della popolazione tra i 16 e 18 anni israeliana e palestinese. Sono occasioni in cui i ragazzi incontrano, spesso per la prima volta, genitori e parenti di ragazzi uccisi. Questi, raccontando la perdita di una persona cara e il rifiuto della vendetta, incoraggiano gli studenti a intraprendere un cammino di trasformazione dei propri sentimenti di sospetto, paura e odio verso l'altra parte. In questi incontri non si parla di politica, non si vuole modificare le opinioni degli altri; si cerca di dare un'idea meno semplificata del conflitto, di aumentare la consapevolezza del prezzo pagato da entrambe le parti con la continuazione della violenza e di introdurre l'idea di tolleranza e riconciliazione come strumenti concreti di risoluzione del conflitto.

Un'altra azione concreta è stata l'attivazione di una linea telefonica gratuita, Hello Peace!, un canale di comunicazione che permette a israeliani e palestinesi di parlare con persone "dell'altra parte" di riconciliazione, tolleranza, pace. Da quando è iniziato questo progetto, circa 18 mesi fa, sono state effettuate 400.000 chiamate. Inoltre è stato allestito un sito web per giovani israeliani e palestinesi, vuole essere un momento di incontro tra ragazzi che vivono in un contesto regionale che, come è ovvio, non consente facilmente occasioni di scambio. Il sito web offre una traduzione simultanea dall'ebraico all'arabo e dall'arabo all'ebraico. Anche in questo caso, lo scopo è quella di creare una forte e motivata comunità di giovani, israeliani e palestinesi, che condividano una comune visione di un futuro di pace.

Per saperne di più:

Parents' Circle, 33 Gimzo, Gimzo Israel 73130. Sito: http://www.parentscircle.israel.net; e www.theparentscircle.com e-mail: frankent@netvision.net.il Come contribuire: Conto banco posta n° 36961233, intestato a Bruno Segre, via Giulio Uberti 12, 20129 Milano. Indicare il motivo del contributo: "Per il Parents' Circle".

 

 

*Scheda tratta dal materiale informativo curato da Pax Christi per la campagna «Ponti, non muri»


Israeliani/Palestinesi. L’Umanità del nemico

Esperienze di riumanizzazione del conflitto e percorsi di riconciliazione

 

 

La situazione mediorientale pare aprirsi a nuovi spiragli di dialogo in Israele e Palestina, con la elezione di Abu Mazen e presidente della ANP e la formazione di un nuovo governo di unità nazionale in Palestina e con l’approvazione del piano di ritiro da Gaza e da una parte della Cisgiordania in Israele. Tuttavia, la spirale di odio che si è generata in questi anni di confronto armato non può essere facilmente cancellata ed è destinata a incidere pesantemente sulle possibilità di ripresa del processo di pace. Una delle caratteristiche più gravi del conflitto israelo-palestinese negli ultimi anni è quello che si può definire come processo di “disumanizzazione” del nemico, come emerge da episodi di diverso segno e gravità.

Quando si arriva, come  è stato fatto da parte palestinese, a mettere una bomba di fronte a una discoteca frequentata da teen-ager israeliani, o a utilizzare i resti delle vittime di attentati come un macabro trofeo televisivo; o quando si arriva, come è stato fatto da parte israeliana, a bombardare un palazzo di diversi piani, perché vi sono alcuni leader della rivolta armata; o a fermare donne incinte ai posti di blocco, impedendo loro di partorire, è evidente che i limiti dell’umanità sono stati sorpassati, che una barriera invalicabile è stata superata.

In questo contesto, si profilano come estremamente rilevanti tutte quelle esperienze, di singoli o di organizzazioni, che si sottraggono a questo processo di “disumanizzazione” del nemico e di se stessi, e operano concretamente per riaffermare la priorità ed il rispetto dell’uomo, dell’essere umano, sull’odio e sulla vendetta.

In particolare le organizzazioni di medici e di psicologi, che stanno lavorando insieme per rendere le conseguenze del conflitto più sopportabili; o le esperienze del Parents Circle-Families Forum (www.theparentscircle.com), che riunisce circa 500 famiglie israeliane e palestinesi che hanno subito gravi lutti familiari a causa del conflitto, e operano per il dialogo e la riconciliazione.

Più in generale, la ricerca di figure emblematiche nei due popoli, che sono riuscite a superare l’odio e a percepire l’umanità del nemico, come il caso di quel palestinese che ha consentito l’espianto di organi del figlio ucciso per salvare la vita ad un ragazzo israeliano, può essere un elemento fondamentale per rivolgersi alle opinioni pubbliche delle due parti. Un altro aspetto di particolare rilevanza sono le attività volte a facilitare il superamento del trauma in coloro che hanno subito dei lutti, attività a cui stanno lavorando, spesso in collegamento fra loro, gruppi di importanti psicologi israeliani e palestinesi.

Infine, non vanno dimenticate e possono essere di grande interesse le esperienze, svoltesi in altre realtà, di riconciliazione e di dialogo, al termine di un conflitto, come i “Community Reconciliation Programs” dell’Irlanda del Nord, il “Truth and Reconciliation Commission” del Sudafrica, o le esperienze di Bosnia e Erzegovina. Infatti, può essere molto importante analizzare queste esperienze e cercare di trarne degli insegnamenti, valutando anche quali sono stati gli errori commessi nel tentativo di rendere possibile la riconciliazione.

Il Parents Circle-Families Forum ha avviato, in proposito, una specifica attività di ricerca su tali esperienze di riconciliazione e sulla possibile costruzione di un modello fruibile nel contesto israelo-palestinese, coinvolgendo anche esperti delle due parti. Questi sono filoni integrati in un’asse di attività su cui i gruppi proponenti intendono lavorare nel prossimi anni e molti contatti sono già stati presi, per nuove specifiche iniziative da promuovere.

A cura del CIPMO, Centro Italiano per la Pace in Medio Oriente.